Smettere di misurare ed evitare lo stress dei numeri

Ci sono dei vecchi adagi del management che sembrano scorrere come linfa nella nostra società, alimentando il lavoro e la vita personale di tutti noi: “Non puoi gestire ciò che non misuri”, “Vali tanto quanto dicono i tuoi numeri” e “Senza misurare non puoi ottenere di più”.

Io stesso ci sono cascato. In vari momenti ho continuato a misurare gli allenamenti, i chilometri percorsi, tutto ciò che ho mangiato, ogni singola attività lavorativa completata, i progressi verso gli obiettivi, il mio peso, la mia percentuale di grasso corporeo, quanti giorni ho messo in pratica un’abitudine in un mese, le parole scritte ogni giorno, i libri che ho letto, le spese, i guadagni, i debiti, i visitatori del sito web, i click pubblicitari, i tweet, i follower e così via.

E non sono l’unico: ci sono persone che tengono traccia dei dettagli più minuti della loro vita, dai battiti del cuore ai passi percorsi a piedi, dalle ore di sonno (e alla qualità del sonno) alle e-mail inviate. Come società, siamo sempre intenti a misurare e monitorare.

Qual è la teoria alla base di tutto questo? È vera? È necessaria?

La teoria alla base

La teoria alla base della misurazione è che se non si misura qualcosa non si sa se sta migliorando o peggiorando. Non si può migliorare senza misurare, per vedere cosa sta migliorando e cosa no.

E, in un certo senso, questo è vero.

Se misuri quante ore hai passato a scrivere, è molto probabile che quel numero aumenti perché lo stai misurando, perché sei più consapevole, più concentrato su di esso e motivato a farlo crescere. Se misuri i chilometri percorsi, è probabile che quel numero migliori (fino a quando non ti fai male).

Ma come si fa a misurare la bellezza delle colline sulle quali si corre o il piacere di osservare il panorama? Come è possibile misurare le belle conversazioni con il vostro compagno mentre camminavate o correvate? O le idee che hai avuto durante la corsa, i benefici per la salute ogni volta che vai a correre, i nuovi luoghi che hai esplorato? Ci puoi provare, ma così facendo dovresti registrare 20 cose invece che solo i chilometri di corsa.

Con il lavoro è la stessa cosa: puoi misurare 1 o 10 metriche per la produttività, ma come misuri le relazioni che hai creato con i tuoi lettori o clienti, il divertimento nel fare un certo lavoro che ti piace, le cose che hai imparato, gli errori che hai commesso o la pura gioia che hai ottenuto nel rendere migliore la vita di qualcuno? Prova pure a misurare tutto questo, se riesci!

Si dice che, quando si tiene traccia di una metrica come le ore o i soldi o i chilometri, questa è più importante di tutte le cose che non possono essere misurate. Nella tua testa, questa metrica è in primo piano e diventa l’unica cosa che deve essere migliorata, anche se sarà tutto il resto a pagarne il prezzo. Tutto il resto, quindi, è davvero meno importante?

Ci sono inoltre altri problemi connessi con il tracciare e misurare tutto:

  • Ci vuole tempo, del tempo prezioso che avresti potuto dedicare a fare altro o a vivere.
  • Si crea una mentalità che porta sempre a migliorare, misurare e gestire qualsiasi cosa. E imparare a essere felici con se stessi? Che ne dici invece di concentrarti sulla gioia, sulla compassione e sulle persone che ami? Quando smetterai di migliorare? Esiste un punto raggiunto il quale sarai soddisfatto? Il rischio è di dare alla vita il senso sbagliato: migliorare all’infinito, migliorare sempre tutto, senza mai essere felice di dove sei.
  • È stressante misurare e tracciare un sacco di cose, ed è deludente se questi numeri non salgono o non salgono tanto quanto speravi.
  • Bisogna scegliere cosa misurare, ma come si fa a sapere di stare scegliendo la cosa giusta? E scegliere di guardare una cosa sola restringe la visuale che hai della vita, perché nasconde tutto il resto.
  • Misurare non ti rende più felice. Né soddisfatto. E non ti fa vivere ogni momento della tua vita.

Potrei andare avanti all’infinito. Misurare e tracciare sono strumenti, e non c’è niente di male ad usarli. Li ho usati molte volte, e ancora li raccomando alla maggior parte delle persone. Penso solo che dovremmo considerare se ci sono alternative e mettere in discussione il nostro dogma, sperimentando per vedere cosa funziona meglio per noi.

Smettere di misurare: un modo diverso di lavorare e vivere

Veniamo subito alla domanda: come si fa a lavorare e vivere se non si è in grado di tracciare e misurare? Mia moglie mi ha fatto questa domanda proprio oggi, quando stavamo correndo, e lei è una che vuole davvero tenere traccia delle sessioni di corsa (chilometri, tempo e ritmo) per avere la motivazione a migliorare. Le ho detto che non è necessario.

Prendiamo l’esempio di una madre o di un padre: misuriamo tutte le attività che facciamo come genitori, così siamo motivati a migliorare e a continuare a farlo? Ad esempio, misuriamo:

  • Gli abbracci
  • Il tempo passato a leggere ai bambini
  • Il tempo trascorso a preparare i pasti
  • Quanto spesso li portiamo al parco giochi o al parco
  • Quante volte giochiamo con loro
  • Quanto tempo passiamo aiutandoli a fare la doccia o a vestirsi
  • Il tempo necessario per insegnare loro qualcosa di nuovo

… e tutto il resto? No, ma facciamo tutto questo e molto di più. Perché? Come è possibile fare tutto questo senza la motivazione che ci danno i numeri?

È semplice: facciamo queste cose perché amiamo farle, e amiamo i nostri figli.

Siamo anche motivati a imparare di più sull’essere genitori, a vedere se ci sono modi migliori di fare le cose; e questo non per misurare e controllare i numeri, ma perché amiamo essere genitori e vogliamo farlo al meglio. Non c’è bisogno di misurare.

E, tornando all’esempio precedente, la corsa? Non possiamo correre solo per la gioia di farlo? L’amore per noi stessi non è una motivazione sufficiente per correre? Può non importarci se corriamo un chilometro in più o in meno? In fin dei conti, è un obiettivo arbitrario che non significa nulla. Corriamo perché è divertente, per goderci la natura e il panorama, per il semplice ma sconfinato piacere di una conversazione con qualcuno che amiamo.

E il lavoro? Si smette di fare qualcosa all’improvviso perché non viene misurato? Io dico di no. È da un po’ di tempo che lavoro senza misurare niente, e il mio lavoro va comunque avanti. Lo faccio perché mi piace. Lo faccio perché amo chi legge quello che scrivo e continuerei a farlo senza guadagnarci niente e anche se i numeri che ho deciso di misurare calassero a picco. È per questo che facciamo la maggior parte delle cose, non perché vogliamo che i numeri migliorino. I numeri sono insignificanti, arbitrari, limitanti, ristretti, freddi.

Fai ciò che ami perché ti piace farlo, per amore degli altri. È qualcosa di incommensurabile, in grado di cambiarti profondamente la vita.

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