Lo Zen del Bilanciere

C’è stato un tempo in cui evitavo di alzare pesi perché lo ritenevo una cosa non necessaria che rendeva i ragazzi muscolosi. Mi facevano anche un po’ paura, perché non li conoscevo.

Oggi le cose sono un po’ diverse. Penso ancora che ci si possa allenare per bene anche senza andare in palestra, ma mi piace anche alzare bilancieri carichi di pesi. C’è qualcosa di soddisfacente nell’usare tutto il proprio corpo per alzare qualcosa di pensante, un’attività così intensa da richiedere tutta la nostra attenzione.

C’è dello Zen nell’acciaio del bilanciere, nei pesi, e ogni serie di esercizi con il bilanciere per me equivale alla meditazione.

Considerate un mio allenamento recente:

  • Ho corso per circa 1 miglio, concentrandomi sul respiro e sui miei piedi che toccavano il cemento.
  • Poi ho iniziato a lavorare sul bilanciere, aggiungendo peso mano a mano, passando dal leggero al “mioddio quanto pesa”. Ogni momento ha richiesto la mia attenzione, altrimenti non sarei riuscito ad alzare niente o mi sarei fatto male: ero concentrato sulle mani che afferravano il bilanciere, all’allineamento della colonna vertebrale, all’allineamento delle anche rispetto al resto del corpo, alla forza che sentivo scaricarsi dai talloni al pavimento.
  • Alla fine sono tornato a casa correndo, con una buona andatura, con uno sprint sul finale, rimanendo sempre concentrato e finendo con il fiatone, sudato, scarico.

Un breve set di pesi fra due corse: un allenamento completo per tutto il corpo, che ha stimolato ogni muscolo, ha irrobustito le ossa e ha tenuto concentrata la mia mente. È una mezz’ora ben sfruttata!

In altri allenamenti faccio altri esercizi per tutto il corpo, che mi lasciano esausto in poco tempo. E, mentre li faccio, la mia mente non pensa ad altro che al corpo, al bilanciere e al respiro.

Non sto scrivendo tutto questo per suggerire a tutti di alzare pesi (anche se lo considero una cosa che tutti dovrebbero provare). Lo scrivo perché la concentrazione che imparo a tenere durante gli allenamenti è qualcosa che mi aiuta moltissimo nella vita quotidiana.

Serve pratica per imparare a essere concentrati in quello che state facendo invece di pensare a quello che dovrete fare più tardi. E tale pratica migliora mano a mano che fate allenamento, come per qualsiasi altra cosa.

La mia mente non vaga mai, e sono sempre concentrato in quello che sto facendo? Certo che no. Ho sempre i miei pensieri, ma si può anche far pratica ad accorgersi che ci sono e riportare l’attenzione a quello che si sta facendo in un determinato momento. La mia mente inizia a passare dai pesi al lavoro che dovrò fare in seguito. Inizio a pensare a tutto quello che devo fare prima di un viaggio, o qualcosa che devo fare con uno dei miei figli, o a quanto dolce e bella sia mia moglie Eva. Ma, se mi permetto di divagare con i pensieri, il bilanciere mi punisce e rischio di farmi male.

Tengo la schiena arcuata e stiro un muscolo (come mi è già successo), oppure mi faccio cadere i pesi sul petto o su un piede. Questo pericolo fa sì che la mia mente non vada da nessuna parte, quindi torno a concentrarmi sul presente. Sono qui, adesso, con un peso fra le mani che deve essere spinto o tirato.

Tornare al momento presente e rimanerci crea la pratica. La consapevolezza. È qualcosa in cui non sono bravissimo, lo ammetto, ma sto migliorando continuando a farlo.

Questa pratica aiuta con qualsiasi cosa faccia. Se sto scrivendo, normalmente la mia mente scappa in ogni direzione ma, se devo scrivere qualcosa che vale l’attenzione di qualcuno, devo tornare a quello che sto scrivendo. Devo rendermi conto della voglia di controllare la mail o Twitter, o dei pensieri di cosa potrebbe (o non potrebbe) succedere più tardi.

Quando sono con uno dei miei figli, di solito sono lì con lui solo fisicamente. La pratica mi aiuta a tornare lì anche con la mente, e il tempo passato assieme diventa bellissimo.

E lo stesso vale con i momenti passati con mia moglie; la nostra connessione è più completa, più genuina.

Quando faccio una passeggiata, questa è un’esperienza nella natura, non un momento in cui pianifico le cose da fare. Una doccia è un momento per pulirsi, purificarsi, rilassarsi. Un pasto è un momento per assaporare gusti e profumi.

Il tè diventa un rituale di meditazione. Così come un bicchiere di vino rosso, la sera.

Il bilanciere è lì, inerte, non va da nessuna parte e non si aspetta niente da me. Diventa un semplice strumento, qualcosa che deve solo essere alzato opponendosi alla forza di gravità e poi rimesso a terra. Un semplice strumento che diventa pratica per un preciso stile di vita, un campanello per la consapevolezza.

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