Categoria: Vita

L’abitudine di iniziare

Il motivo per cui le persone fanno fatica a creare e mantenere nuove abitudini è che non continuano a farle.

È ovvio: se non continuate a fare qualcosa, non diventerà mai un’abitudine. Qual è quindi la soluzione a questo ovvio problema? Trovare un modo per continuare.

Guardandola in questo modo, il punto chiave per formare un’abitudine non è quanto si fa ogni giorno (esercitarsi per 30 minuti, scrivere 1000 parole ecc.), ma se la si fa o meno. Quindi il punto chiave è iniziare.

Lasciatemi sottolineare questo concetto: il punto chiave per creare un’abitudine è iniziare ogni giorno.

Cosa intendo con “iniziare”? Se volete creare l’abitudine a meditare, appoggiate il sedere sul cuscino ogni giorno. Se volete creare l’abitudine di correre, mettetevi le scarpe e uscite dalla porta. Se volete creare l’abitudine di scrivere, sedetevi, chiudete tutti i programmi del computer e iniziate a scrivere.

Create l’abitudine di iniziare e diventerete bravi a creare abitudini.

Come vivere a schermo intero

L’altro giorno ero da un’amica, che a un certo punto ha dato un osso al cane. Il cane voleva l’osso, ma non voleva mollare il gioco che aveva in bocca.

“Jack, non puoi avere entrambe le cose insieme”, gli ha detto la mia amica.

Molti di noi sono come Jack: vogliamo più di una cosa alla volta. Non abbiamo intenzione di lasciare qualcosa in favore di un’altra.

Lavoriamo ma cerchiamo di rispondere alle email, ai messaggi e ai social media. Parliamo con un amico mentre guardiamo cosa ci siamo persi su Facebook e Instagram. Mangiamo facendo programmi. Facciamo l’amore pensando al lavoro.

Come Jack, pensiamo di poter avere in bocca due cose insieme, ma è solo una fantasia. Non possiamo assaporare il cibo se stiamo pensando a cosa fare in seguito. Muoviamo la bocca e ingoiamo il cibo, ma non c’è la consapevolezza del gusto. Invece andiamo avanti e indietro fra assaggiare e pianificare, come fa un cane con un osso e un giocattolo, non contento di fare una sola cosa alla volta.

Come alternativa vi propongo di vivere a schermo intero.

Semplicità consapevole: ordinare, pulire e non lasciare tracce

Casa nostra non è pulita e vuota come un tempio Zen ma, quando vedo il caos e la polvere nelle case degli altri, mi rendo conto di quanta strada abbiamo fatto.

Non è un giudizio sugli altri né un proclama di quanto siamo bravi a pulire e riordinare, ma un promemoria di quello che ho imparato.

Pulire e ordinare, per me, sono pratiche consapevoli. Non sono faccende che temo né il tentativo di avere un ambiente perfetto dove vivere, ma semplicemente modi di vivere il momento presente. In quanto tali, sono fra le cose che preferisco fare.

Quando pulisco il bancone con uno straccio, non lo faccio pensando “La cucina è sporchissima!” (giudizio) o “Vorrei che tutti pulissero dopo aver sporcato!” (aspettandomi che le cose fossero diverse) o “Ho un casino di lavoro da fare, oggi” (pensieri rivolti al futuro) o “Mio figlio mi ha fatto saltare i nervi quando ha detto quella cosa, stamattina” (soffermarsi sul passato). O, quantomeno, quando faccio queste cose, le noto e torno a pulire.

Pulendo il bancone noto briciole e liquidi ormai secchi. Sento lo straccio che passo sulla superficie che, piano piano, diventa sempre più liscia. Sento la tensione su spalle e mandibola e le rilasso. Divento consapevole del mio respiro che entra ed esce. Risciacquo lo straccio, pulendolo mentre guardo l’acqua sporca che scende nel lavandino.

Questa è la pratica per una vita consapevole.

La felicità è scoprire quello che avete già

Quando ho deciso di convertire in felicità la mia infelicità con la vita, circa 7 anni fa, avevo qualche idea su come farlo.

Mi sarei liberato dai debiti e dal peso in eccesso, avrei fatto un lavoro migliore e avrei eliminato il caos da casa mia, sarei tornato in forma, produttivo, e avrei scritto un libro.

Ho fatto tutto e molto altro. È stato bellissimo. La mia vita è cambiata, e adesso sono felice.

Ognuna di quelle cose in sé, però, non mi ha dato la felicità.

Quello che ho imparato è che avevo già tutto quello che mi serviva per essere felice, ma che era tutto sepolto sotto le mie insicurezze, il mio malcontento per la mia vita, il mio odio per il mio corpo e per me stesso. Avevo già tutto, ma era tutto nascosto.

La felicità è scoprire ciò che si ha già.

Già adesso avete tutto quello che vi serve per essere felici. Non serve che cambiate niente di voi o della vostra vita. Dovete solo vedere quello che c’è già.

Lasciate che vi mostri quello che ho scoperto su di me e come sono diventato felice.

20 semplici strategie per rimettersi in forma

Sebbene molte persone vogliano perdere peso e rimettersi in forma, può essere difficile creare l’abitudine.

Ho dovuto iniziare più volte e con molte frustrazioni prima di imparare come vivere una vita più sana. Nel 2005 pesavo 35 kg di troppo, fumavo, mangiavo schifezze, ero sedentario e non riuscivo a fare esercizio per più di qualche giorno senza smettere.

Oggi sto meglio, sono più sano e più magro. Il più delle volte mangio sano (con qualche eccezione) e, se voglio, riesco a mantenere un piano alimentare, evitando il cibo spazzatura.

Come ho fatto a cambiare? Ho adottato qualche semplice strategia. Non sono per tutti, quindi scegliete quelle che possono entrare nella vostra vita e provatele!

I rituali per la concentrazione, per la salute e per la lentezza

Mentre scrivo queste parole, sono seduto con una tazza di matcha, un tè giapponese utilizzato nelle cerimonie tradizionali, e mi godo la tranquillità delle prime ore del mattino.

Il tè, per me, è una forma di meditazione, un modo di essere presente e di migliorare le mie capacità di attenzione. È un mezzo per la lentezza, per assaporarsi la vita.

E, per me, è anche un modo per concentrarmi. Trovo che, se ho problemi a concentrarmi su qualcosa, fare una pausa e prepararmi del tè è un ottimo modo per ritrovare la concentrazione. Ho scritto le mie cose migliori con l’aiuto di una tazza di tè.

Non sono un esperto di tè, quindi questa guida non vi insegnerà a fare il tè perfetto o come scegliere fra i vari tipi di tè. Se comparato ai maestri, farei una serie di errori da principiante. E questo mi va bene, visto che il mio scopo è solo quello di condividere alcuni rituali che uso per concentrarmi, per rallentare e per la mia salute.

Tutti questi tre rituali mi aiutano a concentrarmi, a rallentare e a stare meglio. Do loro nomi diversi solo per mostrarvi come ne faccio uso, anche se potete tranquillamente usarne uno al posto dell’altro.

Meno tempo seduti davanti al monitor

Uno dei rischi maggiori legati allo stile di vita moderno è la tendenza a essere sempre più dipendenti dal monitor e sempre più sedentari.

Guardiamo portatili, monitor, iPhone, telefoni Android, iPad, iPod e televisioni, giochiamo ai video game, navighiamo in internet, socializziamo e lavoriamo online per gran parte del nostro tempo.

Io, come chiunque altro, sono un vittima di tutto questo. Assieme alla mia famiglia stiamo scivolando verso questo stile di vita e, sebbene io non sia uno contrario alla tecnologia, penso che dovremmo vivere meno da vittime e più da persone consapevoli.

Passare troppo tempo davanti a un monitor significa meno tempo da dedicare alle attività, meno possibilità di socializzare, meno concentrazione sul presente, meno tempo per preparare cibo sano per le persone a cui vogliamo bene.

Cosa possiamo fare, quindi?

Perché ammazzare il tempo non è peccato

Di recente ho letto i consigli di viaggio di una persona che non dimentica mai che “ammazzare il tempo è peccato”, e che quindi sfrutta al massimo ogni momento, anche in aeroplano: “leggo un libro, imparo una lingua nuova, scrivo agli amici in giro per il mondo che non sento da troppo tempo.”

Non ho alcuna obiezione al fatto di leggere, imparare una lingua o scrivere agli amici. È con l’idea che il tempo libero debba essere utilizzato in maniera produttiva che non sono d’accordo. Anni fa avevo era anche la mia posizione, oggi ho un approccio diverso.

La vita è fatta per essere vissuta, non per la produttività.

Lasciare che le cose accadano

Nell’ultimo paio d’anni ho imparato una cosa. Lasciare che le cose accadano.

Va contro l’istinto naturale della società occidentale: siamo gente che fa, creatori del nostro destino, siamo noi a far succedere le cose e non aspettiamo che succedano! È quello che mi hanno insegnato da quando ero piccolo, a scuola. Quindi lasciare che le cose accadano non è, per me, qualcosa di naturale.

Non sono mai stato una persona passiva, una che preferiva far accadere cose piuttosto che lasciarle accadere, non ho mai perso il controllo.

Ma ho imparato qualcosa

Lo Zen del Bilanciere

C’è stato un tempo in cui evitavo di alzare pesi perché lo ritenevo una cosa non necessaria che rendeva i ragazzi muscolosi. Mi facevano anche un po’ paura, perché non li conoscevo.

Oggi le cose sono un po’ diverse. Penso ancora che ci si possa allenare per bene anche senza andare in palestra, ma mi piace anche alzare bilancieri carichi di pesi. C’è qualcosa di soddisfacente nell’usare tutto il proprio corpo per alzare qualcosa di pensante, un’attività così intensa da richiedere tutta la nostra attenzione.

C’è dello Zen nell’acciaio del bilanciere, nei pesi, e ogni serie di esercizi con il bilanciere per me equivale alla meditazione.