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L’unica risposta alla vita

Ieri, al tramonto, ho fatto una lunga corsa sulla spiaggia, con la schiuma che mi baciava i piedi nudi, la sabbia liscia che mi accarezzava le piante dei piedi e il cielo che esplodeva di colori.

Mi sono fermato per prendere fiato, soprattutto perché il cielo e il Pacifico me l’avevano tolto.

Mi sono fermato e ho applaudito.

Questa è l’unica risposta che la vita si merita: un felice applauso.

Aprirsi alla vita

Sono molti i modi in cui mi chiudo alla vita. Come forma di autodifesa, mi chiudo anche agli altri.

Succede a tutti. Quando ci si apre, si rischia di rimanere feriti. E il dolore delle ferite ci ha insegnato a chiuderci in molti modi diversi: non lasciare entrare gli altri, usare l’ironia per tenere le distanza, fare del male prima che ce ne venga fatto, fuggire da quello che è nuovo e via dicendo.

Tenete le mani aperte e tutta la sabbia del deserto ci passerà attraverso. Chiudetele e avrete solo un pugno di sabbia. ~Taisen Deshimaru

Anch’io mi chiudo. E quando lo faccio mi perdo qualcosa del mondo e della vita.

Sto quindi imparando a essere più aperto. È un processo lento ma, a piccoli passi, ho imparato molto e sono molto più aperto di quanto lo sia mai stato.

Ma cosa significa essere aperti? Significa accettare senza giudicare, e sono felice di farlo qualsiasi cosa ne consegua. Questo significa che giudico di meno, critico di meno, accetto di più e imparo di più.

E tutto questo significa che, più che mai, sto vivendo appieno la vita.

Di seguito ci sono alcuni metodi per aprirsi alla vita e agli altri, sperando che a qualcuno possano essere utili.

16 consigli essenziali per viaggiare con la famiglia

Viaggiare con la famiglia è tutta un’altra storia rispetto a viaggiare da soli o in coppia: ho fatto entrambe le cose più e più volte, e sembrano due esperienze completamente separate.

Non tutti i vagabondi hanno perso la via ~ J.R.R. Tolkien

Io ed Eva siamo appena tornati da un viaggio di 3 settimane nell’Europa del sud con cinque dei nostri figli. È stata un’avventura passare per sei grandi città viaggiando a piedi o in treno parlando solo brandelli di tre lingue diverse, esplorando città e coste per tutto il giorno, immersi nel sole, nella storia e nel vino.

Ci è piaciuto da matti. Abbiamo sfiancato i ragazzi ma siamo tornati a casa più maturi, più abbronzati e arricchiti per aver visto un po’ di mondo in più e la sua gente.

Questo post non sarà un resoconto del viaggio, ma servirà per condividere qualcosa che ho imparato viaggiando con la famiglia, con la speranza che possa aiutare altre famiglie in viaggio.

Meno tempo seduti davanti al monitor

Uno dei rischi maggiori legati allo stile di vita moderno è la tendenza a essere sempre più dipendenti dal monitor e sempre più sedentari.

Guardiamo portatili, monitor, iPhone, telefoni Android, iPad, iPod e televisioni, giochiamo ai video game, navighiamo in internet, socializziamo e lavoriamo online per gran parte del nostro tempo.

Io, come chiunque altro, sono un vittima di tutto questo. Assieme alla mia famiglia stiamo scivolando verso questo stile di vita e, sebbene io non sia uno contrario alla tecnologia, penso che dovremmo vivere meno da vittime e più da persone consapevoli.

Passare troppo tempo davanti a un monitor significa meno tempo da dedicare alle attività, meno possibilità di socializzare, meno concentrazione sul presente, meno tempo per preparare cibo sano per le persone a cui vogliamo bene.

Cosa possiamo fare, quindi?

Lo Zen del Bilanciere

C’è stato un tempo in cui evitavo di alzare pesi perché lo ritenevo una cosa non necessaria che rendeva i ragazzi muscolosi. Mi facevano anche un po’ paura, perché non li conoscevo.

Oggi le cose sono un po’ diverse. Penso ancora che ci si possa allenare per bene anche senza andare in palestra, ma mi piace anche alzare bilancieri carichi di pesi. C’è qualcosa di soddisfacente nell’usare tutto il proprio corpo per alzare qualcosa di pensante, un’attività così intensa da richiedere tutta la nostra attenzione.

C’è dello Zen nell’acciaio del bilanciere, nei pesi, e ogni serie di esercizi con il bilanciere per me equivale alla meditazione.

Perché tendiamo a pianificare troppo

C’è qualcosa della mia mente, e della mente di molta altra gente, che ci rende eccessivamente ottimisti. Pensiamo di poter fare moltissime cose ogni giorno, quindi pianifichiamo troppo. Ci saturiamo le giornate, convinti di poter fare tutto, ignorando l’evidenza che in passato non siamo riusciti a portare a termine tutti i piani che ci siamo fatti e che tutto non è andato come ce lo eravamo immaginato.

E crediamo che, sì, in passato abbiamo fallito, ma questa volta sarà tutto diverso. Questa volta lo faremo meglio. Questa volta saremo disciplinati e produttivi, riuscendo a fare di più.

Sì, è un piano eccellente. Lasciate che vi spieghi come funziona.

Suggerimento: per me non funziona. Mai. Eccovi un esempio recente.

L’imprevedibile libertà e dolcezza del caos

Oggi voglio condividere un trucchetto legato alla produttività, all’organizzazione e alla progettazione che vi cambierà la vita. Porterà a qualche risultato imprevedibile ma, se vi ci avvicinate nel modo giusto, potrebbe portare ad alcune delle cose migliori della vostra vita assieme a libertà, gioia ed euforia.

Cos’è, quindi, questo trucco?

È una cosa semplice: lasciate che tutto accada. Perdete il controllo e fatevi guidare dalle forti correnti della vita. Lasciate ogni progetto e fate in modo di non sapere mai cosa accadrà. Lasciate la produttività e siate aperti a nuove idee, opportunità e creatività spontanea.

Mani vuote, cuore pieno

Spesso, quando viaggiamo, ci riempiamo di bagagli perché vogliamo essere preparati per varie situazioni. Questo fardello ci lascia con le braccia piene, incapaci di accogliere qualsiasi altra cosa quando arriviamo.

Ci lascia spossati per aver trasportato così tanto peso, tanto da non avere la forza per essere felici di avere incontrato qualche persona nuova nei nostri viaggi.

E se viaggiassimo a mani vuote, pronti ad abbracciare nuove esperienze, a provare nuovi tipi di cibo, a toccare nuove persone?

Ci potremmo forse sentire meno preparati quando partiamo, ma l’essere preparati è un’illusione. Le cose che ci portiamo dietro non ci rendono preparati. Avere le mani vuote ma il cuore pieno d’amore ci rende preparati per qualsiasi evenienza.

E non ha a che fare con i viaggi, ma con la vita di ogni giorno.

La pausa da cui dipende tutto il resto

C’è una piccola abitudine che ho imparato e che ha cambiato qualsiasi altra cosa nella mia vita.

La pausa.

Quando sbagliamo qualcosa è perché agiamo con l’urgenza di fare qualcosa senza pensarci, senza renderci conto. Abbiamo voglia di mangiare cibo non salutare e lo facciamo. Sentiamo la necessità di controllare la mail invece di scrivere un capitolo del nostro libro, quindi apriamo il programma di posta. Sentiamo il bisogno di fumare, di bere, di masticarci le unghie, di giocare a un giochino su Facebook, di procrastinare, di saltare un allenamento, di mangiare qualcosa di fritto, di criticare, di essere gelosi o arrabbiati, di essere scortesi… e agiamo mossi da tale necessità.

E se invece imparassimo a fare una pausa dopo ogni momento in cui sentiamo l’urgenza di fare qualcosa? Se ci fermassimo, analizzassimo quel senso di urgenza, capendo quello che sentiamo nel nostro corpo, senza agire?

Quel senso di urgenza non ci controllerebbe più. Avremmo la possibilità di fare scelte consapevoli che possono essere più salutari per noi, che ci possono rendere più felici.

Se riusciamo a fare una pausa, creiamo uno spazio. Spazio per respirare, per pensare, per essere senza agire.

Una pausa è una risposta a tantissimi dei nostri problemi. È una cosa tanto piccola quanto potente.

Creare il silenzio dal caos

Spesso temiamo il silenzio perché il vuoto che crea ci fa sentire inattivi, annoiati, non produttivi e impauriti. E per questo motivo riempiamo le nostre vite di caos, rumore e disordine.

Ma il silenzio può essere meraviglioso, terapeutico e potentissimo.

Può essere il rimedio per lo stress e per gestire positivamente lo stress e la noia.

Se vogliamo che la tranquillità entri nella nostra vita, come possiamo fare per crearla?

È una domanda che mi sono posto anch’io. Come padre di sei figli, devo ammettere che nella mia vita non c’è sempre il silenzio. Non è una lamentela – adoro il baccano che fa la mia famiglia – ma il silenzio, a volte, può essere un rifugio da quel rumore.

Io creo il silenzio sottraendo, e non riempiendo il vuoto con rumore o disordine.

Per questo la mia vita è un continuo sperimentare con il togliere. Una volta che ho tolto qualcosa e ho imparato ad amare il silenzio risultante, tolgo ancora qualcos’altro. Togliere è un processo meraviglioso.

Togliete, piuttosto che aggiungere.