Aprirsi alla vita

Sono molti i modi in cui mi chiudo alla vita. Come forma di autodifesa, mi chiudo anche agli altri.

Succede a tutti. Quando ci si apre, si rischia di rimanere feriti. E il dolore delle ferite ci ha insegnato a chiuderci in molti modi diversi: non lasciare entrare gli altri, usare l’ironia per tenere le distanza, fare del male prima che ce ne venga fatto, fuggire da quello che è nuovo e via dicendo.

Tenete le mani aperte e tutta la sabbia del deserto ci passerà attraverso. Chiudetele e avrete solo un pugno di sabbia. ~Taisen Deshimaru

Anch’io mi chiudo. E quando lo faccio mi perdo qualcosa del mondo e della vita.

Sto quindi imparando a essere più aperto. È un processo lento ma, a piccoli passi, ho imparato molto e sono molto più aperto di quanto lo sia mai stato.

Ma cosa significa essere aperti? Significa accettare senza giudicare, e sono felice di farlo qualsiasi cosa ne consegua. Questo significa che giudico di meno, critico di meno, accetto di più e imparo di più.

E tutto questo significa che, più che mai, sto vivendo appieno la vita.

Di seguito ci sono alcuni metodi per aprirsi alla vita e agli altri, sperando che a qualcuno possano essere utili.

  1. Giudicate meno, accettate di più. Sembra naturale giudicare gli altri, ma facendolo ci nascondiamo la vera natura di queste persone. E lo stesso, vale quando giudichiamo tutto ciò che abbiamo intorno: ci impediamo di scoprire. Se il giudizio è automatico dovremmo togliere il pilota automatico ed essere più coscienti. Quando notiamo di star giudicando, invece, facciamo una pausa, cerchiamo di capire e di accettare. E di amare. Dovremmo liberarci delle aspettative che abbiamo delle persone e del mondo che ci circonda, accettando la gente così com’è e vedendo com’è davvero. Accettare significa che non dobbiamo mai cambiare? No, vuol dire non essere turbati, irritati e frustrati quando le cose non sono come vorremmo che fossero ma, invece, cercare di non soffrirne.
  2. Lasciate da parte gli obiettivi. Molti di voi sanno già che sto provando a vivere senza obiettivi, ma non tutti comprendono il perché. Uno dei motivi principali è che, quando ci diamo un obiettivo, limitiamo le nostre possibilità perché impostiamo una precisa direzione (l’obiettivo). Ad esempio, se dite “voglio correre una maratona fra sei mesi” concentrerete tutti i vostri sforzi su tutto quello che serve per raggiungere la destinazione (allenarsi per la maratona). Ma se qualcuno vi chiedesse di andare a fare surf quando dovreste allenarvi per la maratona? O se ci fosse qualcosa di nuovo – e migliore – che potreste fare e che non esisteva quando vi siete dati l’obiettivo della maratona? Se rimanete fissi sull’obiettivo vi impedirete di fare tutto il resto. Questo è solo un esempio, che diventa più sottile (e meno chiaro) quando gli obiettivi sono legato al lavoro, perché le possibilità sono molto più ampie e varie. Non dico che non dovreste mai darvi degli obiettivi (anche se è una possibilità), ma che dovreste sviluppare la flessibilità di lasciarli da parte a seconda di ciò che succede ogni giorno.
  3. Riconoscete i meccanismi di difesa. I meccanismi di difesa che costruiamo negli anni come risposta a esperienze dolorose sono molti e molto vari. Cosa più importante, non ci rendiamo conto che sono sempre in agguato, scattano in automatico e sono potenti e difficili da sconfiggere. Imparate quindi a riconoscerli. Quando vi trovate a non fare determinate cose, chiedetevi perché. Magari è perché avete avuto una brutta esperienza in passato. Quando fate del male a qualcuno, chiedetevi perché. Quando notate di starvi chiudendo a determinate persone o esperienze, chiedetevi perché.
  4. Siate come il cielo. Suzuki Roshi ha creato una grande metafora: il cielo ha una sostanza (fatta di gas, polvere, acqua), ma è aperto per accettare qualsiasi cosa. Questo “cielo vuoto” permette ad altre cose, come le piante, di crescere. La nostra mente dovrebbe essere come il cielo, accettando le cose come sono, senza discriminare. Dicendo “questo è bello, questo non è bello”, rifiutiamo alcune cose. Ma possiamo invece essere vuoti. Possiamo trattare tutto come se fosse parte della nostra grande famiglia. Possiamo trattare tutto come se fosse i nostri piedi e le nostre mani.
  5. Osservate le vostre paure. Le paure sono la base dei nostri meccanismi di difesa e, allo stesso modo, esercitano il loro potere quando non sappiamo che sono al lavoro, quando si nascondono nei meandri delle nostre menti. Le paure ci fanno chiudere nei confronti degli altri, del mondo e delle esperienze. Osservate le vostre paure imparando a essere tranquilli, ascoltandovi in tale quiete. Fate attenzione alle paure, fate brillare una luce su di loro e inizieranno a perdere forza. A questo punto sarete liberi di provare altre cose.
  6. Perdete il controllo. Siamo sempre alla ricerca del controllo: degli altri, di noi stessi e del mondo che ci circonda. Obiettivi, progetti, quantificare il lavoro, aspettative e altro; tentiamo sempre di controllare tutto. Ovviamente sappiamo che il controllo è un’illusione. È anche un modo di allontanarsi dal mondo: se possiamo controllare il mondo e il futuro, stiamo controllando il corso degli eventi… impedendo quindi qualsiasi alternativa. Cosa succede se non esercitiamo tale controllo? Nuove possibilità si apriranno.
  7. Aprite le mani. Passeggiate per il mondo con le mani aperte. È una cosa semplice. Mani aperte, vuote, pronte a ricevere il mondo e tutto ciò che arriva, così com’è.
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