Perché facciamo affidamento sul nostro disordine

Il disordine non è un problema facile da risolvere, a prescindere da quante volte vi dica di liberarvene, che non ne avete bisogno.

Un libro non è solo un oggetto con scritte sopra delle parole. Un portagioie non è solo un contenitore. I vestiti non sono solo protezioni dagli elementi.

Ognuno di questi oggetti inanimati ha per noi un valore enorme.

Ci riversiamo le emozioni. Ci affidiamo a questi oggetti per esaudire i nostri desideri.

Sono dei sostegni.

Questi sostegni ci sono utili perché ci evitano di dover affrontare situazioni difficili. Ci affidiamo a essi fin da quando siamo bambini, e la nostra cultura li ha programmati nel nostro DNA. Se ve li faccio notare, alcuni si arrabbierebbero con me. Non è un problema. La rabbia è una reazione appropriata, l’ho provata anch’io quando mi sono successe cose del genere.

E cosa dobbiamo fare quando scopriamo questi sostegni? Non possiamo semplicemente dimenticarci di averli e fine del problema. Dobbiamo invece cercare nuovi modi per gestire le emozioni e il mondo attorno a noi.

Iniziamo oggi.

I ruoli del disordine

Quello che segue può non essere vero per tutti, ma ho trovato che sono punti comuni a molte persone:

  • Sicurezza. Quando abbiamo parecchie cose attorno a noi ci sentiamo più sicuri. In qualche modo è come se potessimo sopravvivere all’inverno apocalittico, o quantomeno a un terremoto o a una recessione economica.
    Nuova abitudine: Imparate a combattere le paure con l’informazione. Qual è la cosa peggiore che può accadere? Cosa fareste in un caso del genere anche senza tutta la roba che vi circonda? Avete persone sulle quali contare? Potete acquisire nuove capacità che non richiedono disordine? Potete vivere senza? Provateci per un po’ e cercate di capirlo.
  • Immagine di sé e autostima. Vestiti, gioielli, scarpe e borse fanno sì che le donne si sentano belle, attraenti e vere donne. Gli uomini invece fanno affidamento su vestiti, gadget, cappelli e altri accessori, utensili, a volte armi. Ci sentiamo veri maschi. Comprare tutte queste cose è un’attività che ci riempie di autostima o che quantomeno previene il sentirsi inadeguati.
    Nuova abitudine: Rendetevi conto che non servono oggetti esterni per essere belli o attraenti. Siete già perfetti. Imparate ad amarvi per quello che siete. La maggior parte delle persone non vi giudica e, se lo fanno, non sono le persone giuste per voi.
  • Ricordi e legami con il passato. Album fotografici, souvenir, regali dalle persone care, annuari e altri ricordi di scuola, libri, trofei, targhe, fotografie incorniciate, a volte vecchi vestiti… tutti questi oggetti e molti altri ancora sono dei veri contenitori di emozioni e ricordi del passato. Rappresentano dei bei periodi, forse migliori del presente, riportano all’amore di qualche persona speciale, glorie vissute, esperienze condivise. Ma questo è vivere nel passato e, per quanto sia importante, non è la vostra vita.
    Nuova abitudine: Imparate a vivere il presente. Lasciate che il passato sia passato, come un vecchio amico che è passato a farvi visita ma che se n’è andato. Potete tornare da questo amico più avanti, ma non potete tenerlo sempre da voi. Lasciategli vivere la sua vita mentre voi vivete la vostra. Non vi servono oggetti legati a ricordi, bei tempi andati o glorie del passato, perché quegli oggetti non sono quei bei tempi né quelle glorie, non sono l’amore che rappresentano. Vivete dei nuovi bei momenti, amate cose nuove.
  • Amore. È stato menzionato sopra, ma qui ha valenza diversa. Gli oggetti che hanno un valore emozionale – di solito regali e simili – rappresentano l’amore della persona che ce li ha donati. Gli orecchini dal marito, un lavoretto fatto a mano da un figlio, un libro da un genitore. Ce li teniamo stretti per sentirci amati.
    Nuova abitudine: Rendetevi conto che le cose non sono l’amore che rappresentano, e che l’amore è solo nelle persone. Passate un po’ di tempo con queste persone, se possibile, e non con le cose. Se una persona non c’è più (forse perché deceduta), rendetevi conto che l’amore è in voi, non nell’oggetto, e non avete bisogno che sia questo sostegno a sentire quell’amore.
  • Possibilità di miglioramento. I libri per l’auto-miglioramento o di letteratura che non abbiamo letto e ancora sugli scaffali, gli strumenti per costruire qualcosa, l’attrezzatura per l’esercizio fisico o i vestiti per fare yoga, gli strumenti per il giardinaggio o per cucinare, una bicicletta impolverata o le scarpe per correre… ci sono moltissimi oggetti che non usiamo ma che speriamo di usare, un giorno. Rappresentano la possibilità che, in un momento futuro, saremo migliori. Che miglioreremo. Quello che facciamo mentre rimaniamo legati a quegli oggetti è sperare.
    Nuova abitudine: Eliminate ogni briciolo di speranza che c’è in voi. Scherzo! Ma, di nuovo, vivete il presente, non il futuro. Fate adesso quello che vi rende felici e non utilizzate degli oggetti come simbolo di un futuro perfetto che non arriverà mai. Se non usate qualcuno di quegli oggetti, datelo a chi lo può fare. Magari tenetene uno, dicendovi che se non lo utilizzerete nel giro di un mese darete via anche quello. Segnatevelo sul calendario.
  • Conforto. Quando ci sentiamo soli, depressi, stressati o frustrati, di solito ci diamo allo shopping. Compriamo cose, perché le cose non ci giudicano ma ci confortano come un orsacchiotto di peluche o la coperta di Linus; non c’è bisogno di corteggiarli perché diventino parte delle nostre vite, per quello basta la carta di credito. Ma non risolvono alcuno dei nostri problemi, anzi: aumentano il disordine e forse anche i debiti.
    Nuova abitudine: Affrontate i problemi. Se sembrano duri, affrontateli un pezzo alla volta. La solitudine si combatte connettendosi con altri esseri umani, non con gli oggetti. La depressione può migliorare parlando con le persone, diventando attivi. Lo stress si può diminuire semplificando le vostre vite, rimanendo attivi, riposando. I problemi che ci frustrano si risolvono meglio eliminando qualcosa o cercando modi migliori di agire.
  • Procrastinazione. A volte sappiamo di non aver bisogno di determinate cose, ma le lasciamo comunque in disordine in giro perché non vogliamo sistemarle. Il disordine è procrastinazione perché è più semplice lasciarlo lì che non sistemarlo, allo stesso modo in cui è più semplice evitare i problemi. “Lo faccio dopo, al momento non ho tempo”. Abbiamo paura della pila di caos. Ma posticipare rende solo la cosa peggiore, e la procrastinazione ci crea stress, che peggiora la qualità delle nostre vite.
    Nuova abitudine: Prendete una cosa e sistematela. Notate come vi sentite bene, poi passate alla successiva. Non avete bisogno di sistemare tutto subito, fate solo quel primo passo. Fatelo con l’aiuto di un amico o il partner, e rendetelo qualcosa di più divertente e sociale.
  • Emozione. Andare in campeggio, scalare una montagna, fare surf o sciare possono essere fonti di emozioni nel futuro. Anche molti altri oggetti possono esserlo: computer, vestiti, gioielli, bagagli e via dicendo. In qualche modo, solo possedere tali oggetti significa per noi che un giorno ci divertiremo più di adesso.
    Nuova abitudine: Rendetevi conto che non vi servono oggetti per provare emozioni o divertirvi. Potete farlo anche senza niente, da soli, con un amico o con nuovi amici. Adesso, non nel futuro. E quando arriva il futuro potete ancora divertirvi, senza tutta quella roba.

Ci sono molti altri ruoli che il disordine gioca nelle nostre vite, ma questi sono alcuni dei più comuni. Una volta che iniziate a guardare il vostro disordine in questo modo, vi renderete conto che è un sostegno. Che non ne avete bisogno, perché siete forti abbastanza per imparare a vivere senza. E che senza stareste meglio.

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