Guida a una dieta vegetale

Se potessi fare una sola raccomandazione a chiunque voglia vivere sano, sarebbe di sicuro passare a una dieta vegetale.

Passare a questo tipo di dieta è stato il mio cambiamento nutrizionale migliore; e ne ho fatti tanti (tutti in momenti diversi), dal digiuno a intermittenza agli esperimenti a basso contenuto di carboidrati, da 6 pasti al giorno a mangiare solo proteine o eliminare gli zuccheri.

I vegetali mi hanno reso più magro, più sano, più forte, più energico e hanno aumentato la mia aspettativa di vita (maggiori dettagli in seguito).

Ovviamente la dieta è semplice, ma passare da una dieta normale a una vegetale non è, per la maggior parte delle persone, un percorso facile.

Cambiare una dieta può essere difficile, ma in questa guida condividerò un po’ di spunti su come cambiare, perché cambiare e su cosa mangiare.

L’unica risposta alla vita

Ieri, al tramonto, ho fatto una lunga corsa sulla spiaggia, con la schiuma che mi baciava i piedi nudi, la sabbia liscia che mi accarezzava le piante dei piedi e il cielo che esplodeva di colori.

Mi sono fermato per prendere fiato, soprattutto perché il cielo e il Pacifico me l’avevano tolto.

Mi sono fermato e ho applaudito.

Questa è l’unica risposta che la vita si merita: un felice applauso.

Dormire come bambini

I problemi di sonno possono essere un grande peso per la felicità: se non si dorme bene, durante il giorno non si rende a dovere.

Oggi un lettore ha chiesto: “Voglio passare meno tempo a rotolarmi a letto e più tempo a dormire. Voglio tornare come un bambino. Aiuto!”

Adoro l’immagine di tornare a essere bambini: nella mia testa, non evoca solo un sonno pacifico (anche se in realtà non è così per molti bambini), ma tornare magicamente a essere bambino, spensierato, senza le preoccupazioni che normalmente ci affliggono e ci tengono svegli di notte.

Non ho la pillola magica che vi farà tornare bambini, ma posso darvi una mano con il sonno. Più volte ho cambiato gli schemi del sonno, e so che può essere difficile. Dormire è una parte importante del ritmo del corpo, ed è una delle abitudini più difficili da cambiare. Detto ciò, si può comunque cambiarla.

Lo zen del lavoro

Spesso, in ufficio, ci troviamo in situazioni stressanti, progetti che ci fanno paura, colleghi irritanti, boss frustranti, un numero indicibile di messaggi e cose da fare, e un lavoro noioso che non ci piace.

Questi problemi hanno una semplice causa: il peso che diamo loro.

Il lavoro non è stressante di suo: è solo qualcosa da fare o che deve essere fatto. È la nostra reazione al lavoro che causa lo stress: ci aggrappiamo all’idea che le cose cambieranno.

Ciò che è frustrante non sono le costanti interruzioni: sono solo eventi che succedono intorno a noi, come una foglia che cade o un uccello che vola. È il peso che, nelle nostre menti, diamo a ciò che stavamo facendo prima di essere interrotti che causa la frustrazione. Vorremmo non essere interrotti, infastiditi, e che la nostra attenzione fosse ancora su ciò che stavamo facendo in precedenza.

Nemmeno i colleghi o il capo sono il problema: sono solo esseri umani che cercano di fare il loro meglio in questo mondo. Il problema è l’idea che abbiamo di loro: dovrebbero comportarsi in un certo modo e fare tutto il possibile per farci felici, ma se non lo fanno sopraggiungono rabbia e irritazione.

Non è il numero di cose da fare che ci crea stress: è la reazione che abbiamo davanti a quel numero. Ma è solo una lista di cose, un telefono che squilla, una casella della posta con un elenco di messaggi. Sono tutte cose innocue. Ma quando ci mettiamo in testa l’idea di poter fare tutto, e di poterlo fare in una volta sola, diventiamo stressati, perché ovviamente sappiamo di non potercela fare. Possiamo fare una cosa sola, anche se la testa ci dice il contrario.

Esiste quindi una soluzione? Sì, lasciare andare.

Questo è lo Zen del Lavoro.

L’abitudine di iniziare

Il motivo per cui le persone fanno fatica a creare e mantenere nuove abitudini è che non continuano a farle.

È ovvio: se non continuate a fare qualcosa, non diventerà mai un’abitudine. Qual è quindi la soluzione a questo ovvio problema? Trovare un modo per continuare.

Guardandola in questo modo, il punto chiave per formare un’abitudine non è quanto si fa ogni giorno (esercitarsi per 30 minuti, scrivere 1000 parole ecc.), ma se la si fa o meno. Quindi il punto chiave è iniziare.

Lasciatemi sottolineare questo concetto: il punto chiave per creare un’abitudine è iniziare ogni giorno.

Cosa intendo con “iniziare”? Se volete creare l’abitudine a meditare, appoggiate il sedere sul cuscino ogni giorno. Se volete creare l’abitudine di correre, mettetevi le scarpe e uscite dalla porta. Se volete creare l’abitudine di scrivere, sedetevi, chiudete tutti i programmi del computer e iniziate a scrivere.

Create l’abitudine di iniziare e diventerete bravi a creare abitudini.

Come vivere a schermo intero

L’altro giorno ero da un’amica, che a un certo punto ha dato un osso al cane. Il cane voleva l’osso, ma non voleva mollare il gioco che aveva in bocca.

“Jack, non puoi avere entrambe le cose insieme”, gli ha detto la mia amica.

Molti di noi sono come Jack: vogliamo più di una cosa alla volta. Non abbiamo intenzione di lasciare qualcosa in favore di un’altra.

Lavoriamo ma cerchiamo di rispondere alle email, ai messaggi e ai social media. Parliamo con un amico mentre guardiamo cosa ci siamo persi su Facebook e Instagram. Mangiamo facendo programmi. Facciamo l’amore pensando al lavoro.

Come Jack, pensiamo di poter avere in bocca due cose insieme, ma è solo una fantasia. Non possiamo assaporare il cibo se stiamo pensando a cosa fare in seguito. Muoviamo la bocca e ingoiamo il cibo, ma non c’è la consapevolezza del gusto. Invece andiamo avanti e indietro fra assaggiare e pianificare, come fa un cane con un osso e un giocattolo, non contento di fare una sola cosa alla volta.

Come alternativa vi propongo di vivere a schermo intero.

Semplicità consapevole: ordinare, pulire e non lasciare tracce

Casa nostra non è pulita e vuota come un tempio Zen ma, quando vedo il caos e la polvere nelle case degli altri, mi rendo conto di quanta strada abbiamo fatto.

Non è un giudizio sugli altri né un proclama di quanto siamo bravi a pulire e riordinare, ma un promemoria di quello che ho imparato.

Pulire e ordinare, per me, sono pratiche consapevoli. Non sono faccende che temo né il tentativo di avere un ambiente perfetto dove vivere, ma semplicemente modi di vivere il momento presente. In quanto tali, sono fra le cose che preferisco fare.

Quando pulisco il bancone con uno straccio, non lo faccio pensando “La cucina è sporchissima!” (giudizio) o “Vorrei che tutti pulissero dopo aver sporcato!” (aspettandomi che le cose fossero diverse) o “Ho un casino di lavoro da fare, oggi” (pensieri rivolti al futuro) o “Mio figlio mi ha fatto saltare i nervi quando ha detto quella cosa, stamattina” (soffermarsi sul passato). O, quantomeno, quando faccio queste cose, le noto e torno a pulire.

Pulendo il bancone noto briciole e liquidi ormai secchi. Sento lo straccio che passo sulla superficie che, piano piano, diventa sempre più liscia. Sento la tensione su spalle e mandibola e le rilasso. Divento consapevole del mio respiro che entra ed esce. Risciacquo lo straccio, pulendolo mentre guardo l’acqua sporca che scende nel lavandino.

Questa è la pratica per una vita consapevole.

La felicità è scoprire quello che avete già

Quando ho deciso di convertire in felicità la mia infelicità con la vita, circa 7 anni fa, avevo qualche idea su come farlo.

Mi sarei liberato dai debiti e dal peso in eccesso, avrei fatto un lavoro migliore e avrei eliminato il caos da casa mia, sarei tornato in forma, produttivo, e avrei scritto un libro.

Ho fatto tutto e molto altro. È stato bellissimo. La mia vita è cambiata, e adesso sono felice.

Ognuna di quelle cose in sé, però, non mi ha dato la felicità.

Quello che ho imparato è che avevo già tutto quello che mi serviva per essere felice, ma che era tutto sepolto sotto le mie insicurezze, il mio malcontento per la mia vita, il mio odio per il mio corpo e per me stesso. Avevo già tutto, ma era tutto nascosto.

La felicità è scoprire ciò che si ha già.

Già adesso avete tutto quello che vi serve per essere felici. Non serve che cambiate niente di voi o della vostra vita. Dovete solo vedere quello che c’è già.

Lasciate che vi mostri quello che ho scoperto su di me e come sono diventato felice.

Perché si fatica a mangiare sano

In molti faticano a iniziare una dieta sana, senza accorgersi di cosa sta accadendo.

Io ero uno di loro: più di 30 chili di troppo e dipendente dal cibo spazzatura, continuavo a dirmi che avrei iniziato una dieta e a mangiare sano, per poi ritrovarmi a mangiare patatine, cioccolatini e biscotti.

Perché? Il motivo è che usavo il cibo come una scusa, e togliermelo avrebbe significato non avere più un modo per gestire alcune situazioni difficili.

Il cibo, per molti, è un meccanismo di difesa e per cambiare tali abitudini è necessario trovare qualche alternativa.

Aprirsi alla vita

Sono molti i modi in cui mi chiudo alla vita. Come forma di autodifesa, mi chiudo anche agli altri.

Succede a tutti. Quando ci si apre, si rischia di rimanere feriti. E il dolore delle ferite ci ha insegnato a chiuderci in molti modi diversi: non lasciare entrare gli altri, usare l’ironia per tenere le distanza, fare del male prima che ce ne venga fatto, fuggire da quello che è nuovo e via dicendo.

Tenete le mani aperte e tutta la sabbia del deserto ci passerà attraverso. Chiudetele e avrete solo un pugno di sabbia. ~Taisen Deshimaru

Anch’io mi chiudo. E quando lo faccio mi perdo qualcosa del mondo e della vita.

Sto quindi imparando a essere più aperto. È un processo lento ma, a piccoli passi, ho imparato molto e sono molto più aperto di quanto lo sia mai stato.

Ma cosa significa essere aperti? Significa accettare senza giudicare, e sono felice di farlo qualsiasi cosa ne consegua. Questo significa che giudico di meno, critico di meno, accetto di più e imparo di più.

E tutto questo significa che, più che mai, sto vivendo appieno la vita.

Di seguito ci sono alcuni metodi per aprirsi alla vita e agli altri, sperando che a qualcuno possano essere utili.